La Matrice di Integrazione della Tecnologia nella Didattica. Presentazione e traduzione

In questo post presenterò il modello TIM il cui scopo è quello di offrire
un quadro teorico e un percorso pratico per integrare gradualmente
le Tecnologie Educative nell’insegnamento e nell’apprendimento.
Dal momento che le 25 casella della matrice sono in inglese le
ho tradotte. Il file PDF con la traduzione può essere scaricato da qui
o dal link posto alla fine dell’articolo

TIM è un acronimo che sta per “Technology Integration Matrix” – “Matrice di Integrazione della Tecnologia“. Si tratta di  un interessante modello che può fornire una “guida operativa” per impostare correttamente il processo di integrazione delle tecnologie nella didattica, soprattutto al fine di evitare che si faccia l’operazione inversa e si proceda a ridurre la didattica alla tecnologia, cosa più semplice ma deleteria dal punto di vista formativo. Il modello TIM è pubblicato nel sito del FCIT, Florida Center for Instructional Technology che ha sede presso l’Università del Sud Florida a Tampa.

Il problema dell’integrazione delle tecnologie
La questione più problematica, fraintesa e su cui, anche in buona fede, si commettono i peggiori “errori”, è quella dell’integrazione delle tecnologie nella didattica. Per altro si tratta di una questione fondamentale, poiché tali “tecnologie” sono il supporto e la cornice di senso della comunicazione digitale che costituisce l’attuale paradigma comunicativo e si innesta in quel processo storico che ha visto il susseguirsi e integrarsi di: cultura orale, chirografica, tipografica, elettronica e, ora, digitale.
Non ci si possono permettere errori in questo ambito, e certamente non errori così grossolani come quello di “invertire” il corretto rapporto tra tecnologie e didattica.
L’integrazione avviene solo se si muove da premesse pedagogiche, si individuano gli obiettivi educativi che si vuole conseguire, si inseriscono le tecnologie entro questo quadro, selezionandole e adattandole alle esigenze degli studenti e del docente e inserendole nella situazione reale in cui si prevede di sviluppare l’attività didattica e nel contesto comunicativo, metodologico, disciplinare / interdisciplinare nel quale si agisce. In altri termini l’innovazione è una questione didattica e non tecnologica, ma non può prescindere da una conoscenza e padronanza delle tecnologie.

 

FCIT

 

Il modello TIM
Il modello TIM presenta analogie con il modello SAMR, entrambi nascono dalla stessa esigenza: fornire uno strumento per supportare il lavoro degli insegnanti e degli studenti nell’utilizzare efficacemente le “tecnologie digitali e il web” nella didattica.
Rispetto al modello SAMR presenta una classificazione più dettagliata dei diversi passaggi in cui si può articolare il processo di graduale integrazione delle tecnologie nella didattica. Risulta inoltre più concreto, in quanto i vari livelli di sviluppo dell’integrazione degli strumenti tecnologici, non vengono descritti in astratto ma combinati con diversi “ambienti di apprendimento“, intendendo con questa espressione sia gli strumenti e risorse disponibili nella concreta situazione in cui avviene l’apprendimento, sia il setting dello spazio di apprendimento, sia la metodologia di apprendimento adottata: attiva, collaborativa, costruttiva, autentica e orientata alla realizzazione di obiettivi.
La combinazione tra queste due variabili – livello di integrazione delle tecnologie e ambiente di apprendimento – rende il modello TIM meno arbitrario e più efficace rispetto al modello SAMR di Ruben Puentedura.

 

 

Le Versioni del  Modello TIM
La prima versione del modello TIM risale al 2005-2006, in seguito ne è stata rilasciata una versione aggiornata al 2011. Quella presentata in questo articolo è l’ultima versione, quella del 2016. Alla pagina credits è possibile prendere visione dei gruppi di esperti che hanno sviluppato le varie versioni del modello TIM.

A cosa serve?
La Matrice di integrazione della tecnologia è una proposta che nasce dalla necessità di fornire un sistema di riferimento per definire operativamente e valutare il grado di integrazione delle tecnologie nell’apprendimento, inoltre offre un quadro entro il quale porre in atto strategie di insegnamento efficaci con il supporto delle nuove tecnologie.

La fallacia tecnologica e l’integrazione delle tecnologie
Integrare le tecnologie digitali nella didattica e sviluppare le competenze digitali degli studenti, sono obiettivi che non possono essere perseguiti con interventi occasionali e improvvisati, il loro conseguimento richiede un approccio sistematico e l’impostazione di un processo di medio – lungo termine che sia attuato consapevolmente e che sia cumulativo. Non si tratta quindi di mostrare agli studenti come funziona una applicazione web o per dispositivi mobili, assegnare compiti quali quelli di realizzare una presentazione o una mappa multimediale.
Occorre sviluppare gradualmente e organicamente le loro competenze digitali e tale finalità richiede un modello di riferimento alla luce del quale progettare e valutare un percorso. Da ciò l’utilità del modello TIM, fornire un contesto di riferimento che mira allo sviluppo delle competenze digitali considerate non come fini a se stesse e astrattamente, ma funzionalmente alle scelte educative e alle procedure e metodologie didattiche utilizzate per conseguire le finalità formative che ci si è proposti. In questo modo si evita di cadere nella “fallacia tecnologica” che assume come suo obiettivo l’apprendere le tecnologie e non l’apprendere con le tecnologie.

Il processo di integrazione delle tecnologie nell’apprendimento
Interessanti i parametri con cui viene valutato il progredire dell’integrazione delle tecnologie nell’apprendimento, perché sono centrati sullo studente e sul suo progressivo passare da una condizione totalmente eterodiretta, ad una situazione di autonomia non solo nell’uso delle tecnologie, ma nella complessiva gestione del proprio percorso formativo. Si comincia da un grado zero, in cui l’uso degli strumenti nell’apprendimento da parte dello studente è totalmente eterodiretto, infatti è l’insegnante che:

  1. sceglie lo strumento da adoperare,
  2. guida lo studente nel suo uso convenzionale,
  3. definisce l’attività da compiere,
  4. fornisce obiettivi e risorse dell’apprendimento,
  5. valuta i risultati di quest’ultimo.

 

Il traguardo finale è rappresentato da un comportamento fondamentalmente autodiretto, lo studente al termine del suo percorso sarà in grado di effettuare autonomamente le sue scelte in merito a tutti i parametri e le variabili dell’apprendimento con le tecnologie.

Com’è costruita la Matrice del modello TIM

La matrice del modello TIM è costituita da 25 celle che sono il risultato della combinazione di due differenti ordini di parametri:

  • il primo fa riferimento al livello di integrazione degli strumenti tecnologici nell’apprendimento
  • il secondo fa riferimento agli ambienti di apprendimento

Lo sviluppo delle competenze nell’uso delle tecnologie per apprendere, è rappresentato come un continuum che viene suddiviso in 5 gradi: ingresso, adozione, adattamento, infusione e trasformazione. Tale classificazione corrisponde al graduale elevarsi delle capacità dello studente di apprendere con le tecnologie da “novizio” ad “esperto”.
Gli “ambienti di apprendimento” rappresentano, come si è visto, l’ecosistema entro il quale si collocano le situazioni di apprendimento, arrivando a comprendere l’organizzazione dello spazio di apprendimento, le risorse e gli strumenti cui si ha accesso, l’approccio metodologico – didattico. Gli ambienti di apprendimento presi in considerazione sono anch’essi cinque: attivo, collaborativo, costruttivo, autentico e orientato verso un obiettivo.

Combinando i 5 parametri relativi all’integrazione delle tecnologie con le 5 tipologie di ambienti di apprendimento, viene generata una matrice formata da 25 celle, che vogliono rappresentare lo sviluppo delle competenze digitali al servizio dell’apprendimento entro i 5 scenari –  ambienti didattici presi in considerazione. Cliccando su ciascuna cella si viene indirizzati ad una pagina che descrive le caratteristiche di quel particolare stadio di sviluppo dell’apprendimento con le tecnologie in relazione ai tre principali parametri: autonomia dello studente, ruolo dell’insegnante e caratteristiche dell’ambiente di apprendimento.

In generale, muovendosi da sinistra verso destra, entro ciascuna delle cinque righe della matrice (ciascuna relativa ad un diverso scenario di apprendimento), si passa da un livello minimo a uno massimo di competenze e padronanza. Nei livelli minimi il focus è sulle tecnologie e sulla capacità degli studenti di utilizzarle, si tratta quindi di “apprendere le tecnologie”. In seguito si passa a un livello superiore, in cui l’attenzione si concentra sulle modalità con cui si può supportare e migliorare l’apprendimento utilizzando gli strumenti digitali, qui è l’aspetto pedagogico a prevalere decisamente su quello tecnologico. Il livello di esperto, per ciascuno degli ambienti di apprendimento considerati, fa riferimento ai contenuti e rappresenta la capacità degli studenti di sviluppare autonomamente il loro apprendimento in relazione a contenuti specifici, disciplinari e/o interdisciplinari e/o reali. Gli studenti sono cioè in grado di costruire (ambiente costruttivo), attivamente e collaborativamente (ambienti attivo e collaborativo), conoscenze autentiche (ambiente autentico), mirate alla soluzione di problemi specifici (ambiente orientato ai risultati) che non sarebbe stato possibile sviluppare senza l’utilizzo delle tecnologie.

Traduzione del modello TIM

Linkografia
1. Faq sul modello TIM (in inglese)
2. Modello TIM versione 2005 – 2006
3.
video in inglese che presenta il TIM – Tecnology Integration Model, facendo riferimento alla versione precedente che, comunque, mantiene la stessa nomenclatura e i medesimi descrittori

L'Autore


Gianfranco Marini
Gianfranco Marini cerca di insegnare storia e filosofia nel liceo scientifico "G. Brotzu" di Quartu Sant'Elena (CA). È laureato in filosofia all'Università di Cagliari e in Tecnologia della comunicazione multimediale all'Università di Ferrara. Dal 2005 sperimenta l'utilizzo del Web e delle tecnologie digitali nell'apprendimento secondo la modalità del Blended Learning. Gestisce Aulablog e un canale YouTube, entrambi strumenti per la didattica digitale e disciplinare. Cura la rubrica AulaMagazine su scoop.it dedicata alle Tecnologie dell'apprendimento e della conoscenza.
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