scegliere con consapevolezza gli strumenti del web 2.0 più adatti alla didattica

Bloom's Pyramid
Da un po’ di tempo mi occupo di formazione degli insegnanti, in particolare sulle competenze digitali del docente a supporto dell’azione didattica. Grazie a questa mia attività di formatore, mi son ritrovato spesso a dover riflettere su cosa può tornare davvero utile ad un insegnante che oggi (nel XXI secolo) volesse provare a sfruttare la potenza e la semplicità d’uso dei tantissimi strumenti gratuiti disponibili online per coinvolgere e motivare i propri studenti e per provare a migliorare il loro grado di apprendimento. In fase di progettazione dell’ attività formativa spesso mi son chiesto cosa, per ogni docente (a prescindere dalla sua dimestichezza con le tecnologie didattiche), potesse risultare più facile (ed efficace) da implementare in classe e nello stesso tempo accrescere le competenze dell’insegnante stesso.

Nel tentare di rispondere a queste domande mi ha guidato la convinzione che, ancor prima di scegliere lo strumento più adatto, l’insegnante che volesse intraprendere questa strada deve a sua volta riflettere su ogni situazione oggettiva (scenario didattico) e inquadrarla al meglio. Ciò lo aiuterà a scegliere con consapevolezza gli strumenti del web 2.0 più adatti al suo caso specifico e che potenzialmente abbiano maggiore possibilità di efficacia. Un corretto e realistico inquadramento dello scenario didattico in cui si opera dovrebbe, quindi, precedere sempre qualsiasi momento progettuale.

Seven Principles for Good Practice in Undergraduate Education
Seven Principles for Good Practice in Undergraduate Education

Tenendo conto di questa impostazione, mi è spesso tornato utile attingere (con i dovuti adeguamenti) ad uno dei “pilastri” della letteratura pedagogica d’oltreoceano in fatto di integrazione delle tecnologie nella pratica didattica. Si tratta di un documento che, nonostante risalga nientemeno che alla fine degli anni ‘80, ha mantenuto un certo appeal: “Seven Principles for Good Practice in Undergraduate Education” (I sette principi per le buone pratiche nell’istruzione universitaria). Un documento che nella sua originaria finalità non era nemmeno destinato al mondo scolastico (ma a quello universitario) e non prevedeva certo l’uso della tecnologia digitale, ma che col tempo è stato oggetto d’interesse tra gli insegnanti di ogni livello (e non solo negli States). In particolare l’attenzione si è via via focalizzata sulla possibilità/necessità di implementare tali principi anche a scuola. E poiché, nel frattempo, le tecnologie dell’informazione e della comunicazione si erano molto diffuse, ecco che nel 1996 lo stesso Arthur W. Chickering rivisitò il suo saggio a distanza di dieci anni e stavolta con una connotazione molto più esplicitamente “compatibile” con il mondo della scuola e consapevole del ruolo delle ICT: “Implementing the Seven Principles:Technology as Lever” (Attuazione dei sette principi: la tecnologia come leva).

Da questo secondo documento (e dalle numerose applicazioni che ad esso hanno attinto negli anni successivi e fino ad oggi), mi è stato possibile partire per una efficace strutturazione dell’attività formativa destinata ad altri docenti che prevedesse la conoscenza e l’utilizzo della tecnologia digitale e degli strumenti del web 2.0 senza però perdere la strada maestra della buona pratica didattica finalizzata al miglioramento dell’efficacia del processo di insegnamento/apprendimento.

Inizio quindi, con questo primo contributo, una riflessione pubblica che spero possa servire a quanti si stanno cimentando nelle molteplici attività formative previste dal Piano Nazionale Scuola Digitale.

Solo come cornice di riferimento per meglio comprendere il seguito di questa mia riflessione (che si estenderà in più articoli), ecco l’elenco dei sette principi di Chickering da cui partire:

  1. Favorire i contatti tra gli studenti e la scuola
  2. Sviluppare la collaborazione e la cooperazione tra gli studenti
  3. Incoraggiare l’apprendimento attivo
  4. Fornire un riscontro immediato
  5. Specificare il tempo per ogni compito
  6. Esplicitare aspettative alte
  7. Rispettare i diversi talenti e stili di apprendimento

Tenendo ferme queste “linee guida”, negli ultimi anni sta diventando sempre più evidente (anche in Italia) come risulti necessario non sottovalutare le enormi potenzialità offerte da una buona ed efficace integrazione della tecnologia digitale nelle pratiche didattiche proprio per favorire una effettiva attuazione di ciascuno dei sette principi appena elencati.

È proprio questo il quadro entro cui progetto le attività formative destinate ai colleghi docenti ed è con questo primo generale inquadramento che vorrei iniziare una serie di miei contributi sugli strumenti del web 2.0 che possono tornare utili agli insegnanti.

Senza alcuna pretesa di completezza ed esaustività, vorrei perciò condividere uno schema sintetico che potrebbe tornare utile a chi si occupa di formazione sulle competenze digitali dei docenti.

Mi limito per ora ad una prima semplice e sintetica declinazione in via generale delle possibilità che si aprono per ogni docente che intendesse approfittare delle potenzialità offerte dall’universo digitale. Eccone per il momento solo una tabella riassuntiva generale.

I sette principi per le buone pratiche nell’istruzione: la tecnologia come leva

Principio Declinazione/Attuazione Strumenti 2.0
Favorire i contatti tra gli studenti e la scuola Contatti frequenti tra gli studenti e la scuola, dentro e fuori dalla classe, costituiscono un importante fattore di motivazione e coinvolgimento. Discussion board, Calendari, Forum, Social Learning System, Gruppi, Mailing list, Piattaforme online, Ambienti per l’e-learning, classi virtuali, social network, ecc…
Sviluppare la collaborazione e la cooperazione tra gli studenti L’apprendimento è maggiore se si lavora in squadra piuttosto che da soli. Un buon apprendimento è collaborativo e sociale, mai competitivo e isolato. Condividere le proprie idee e confrontarsi con le reazioni altrui affina il pensiero e favorisce la comprensione. Ambienti cloud, web-based tool, web-app, strumenti di condivisione, document sharing, sistemi di condivisione online, piattaforme cloud, social learning system, classi virtuali, social network, ecc…
Incoraggiare l’apprendimento attivo L’apprendimento non è una pratica sportiva da spettatori. Gli studenti debbono parlare di ciò che stanno studiando e imparando. Debbono scriverne e viverlo nella loro quotidianità. Blog di classe, siti web degli studenti, strumenti per la peer-review, canali video, spazi wiki, Piattaforme online, Ambienti per l’e-learning, classi virtuali, social network, ecc…
Fornire un riscontro immediato Verificando ciò che si sa o ciò che non si sa è più facile concentrarsi sul proprio livello di apprendimento. In vari momenti è necessario che gli studenti abbiano un feedback che li metta in condizione di riflettere sui propri livelli di apprendimento. Vari tool per realizzare quiz, test, verifiche e sondaggi; strumenti per il peer-assessment, strumenti per il self-assessment, piattaforme online, ambienti per l’e-learning, classi virtuali, social network, ecc…
Specificare il tempo per ogni compito Tempo più energia uguale apprendimento. Non c’è nessuna possibilità di sostituire il fattore tempo durante l’esecuzione di un compito. La determinazione di  una tempistica congrua e precisa favorisce l’apprendimento e assicura una buona qualità del lavoro al docente. Calendari, strumenti di programmazione/progettazione, learning designer tool, app di scheduling, ecc…
Esplicitare aspettative alte Più ci aspettiamo e più otterremo. Vale per chi non parte da una buona base, per chi non vorrebbe faticare e per chi invece ha voglia di fare. Strumenti per la condivisione di documenti, piattaforme online, ambienti per l’e-learning, classi virtuali, gruppi e social network, ecc…
Rispettare i diversi talenti e stili di apprendimento Ci sono molti modi di apprendere. Gli studenti hanno diversi talenti e stili di apprendimento e bisogna dar loro la possibilità di imparare in modo a loro congeniale. Ambienti cloud, strumenti online per la collaborazione e la condivisione, piattaforme online, ambienti per l’e-learning, classi virtuali,  social network, ecc…

 

È importante, infine, affiancare fin dall’inizio un ambiente di apprendimento quanto più possibile simile al modello che si vorrebbe fosse poi implementato dai docenti nelle proprie classi. E’ auspicabile, pertanto, riprodurre al massimo questa impostazione già durante l’attività formativa in modo da poterne sperimentare direttamente e personalmente l’efficacia. Torna infatti sempre molto gradito agli insegnanti un approccio pragmatico che dia spazio a idee pratiche e che permetta un’attiva di partecipazione diretta anche mediante gruppi di discussione (in presenza e online) dove poter scambiare/condividere esperienze (comprese quelle dall’esito non positivo), problematiche e buone pratiche con gli strumenti del web 2.0.

 

Per ora ci fermiamo qui. A presto.

L'Autore


Giuseppe Corsaro
Laureato in Filosofia con un trascorso da “informatico spurio”, insegna Lettere ai ragazzi delle medie...o almeno ci prova. Esperto (o quasi) in nuove tecnologie applicate alla didattica. Insomma, un umanista con aspirazioni tecnologiche o (se si preferisce) uno smanettone che pratica sillogismi filosofici. Nel 2012 ha avviato la community “Insegnanti 2.0”: un gruppo su Facebook che raggruppa migliaia di docenti. Proprio grazie alla community online entra in contatto con ciò che si realizza in molte scuole italiane e scopre, seleziona e sperimenta le migliori esperienze e le pratiche più significative che integrino in modo efficace il digitale nell’azione didattica. Gestisce blog dedicati alla didattica supportata dalle nuove tecnologie. Collabora con la rivista Bricks. Svolge attività di formazione sulla didattica digitale in modo indipendente, per il PNSD e per ImparaDigitale.
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