Per promuovere il cambiamento secondo i principi della swarm intelligence

In occasione del Festival della Didattica Digitale che si terrà a Lucca dal 20 al 25 febbraio, organizzato dalla Fondazione UIBI in collaborazione con la cassa di Risparmio, verrà presentato Next Learning, un luogo per riflettere insieme sulla didattica digitale e non realizzato da un gruppo di insegnanti, che si rivolge ad insegnanti e non ed è aperto al contributo di tutti coloro che riconoscono la centralità della scuola e della formazione nel promuovere una innovazione inclusiva, una cittadinanza attiva e matura, un nuovo patto sociale, un nuovo umanesimo che superi il dualismo tra le due culture (Piero Dominici docet)

Museo Galileo, Firenze, logo con emblema dell’Accademia de Cimento (1592)

Il Cimento
Uno dei motivi che hanno ispirato questa iniziativa è l’idea del “cimento” ovvero saggiare e mettere alla prova qualcosa, in questo caso si tratta di “provare” e “sperimentare” i tanti modi in cui si possono coniugare i verbi “insegnare” e “apprendere” e quindi è anche un modo di “mettersi alla prova”, ma non partendo da grandi piattaforme ideali e astratti progetti di riforma. Si tratta di  verificare nella pratica le proprie convinzioni, per uscire dal “mondo di carta” e sottoporle al “tribunale dei fatti”.
Cimentarsi significa anche saggiare l’autenticità delle proprie convinzioni mettendole in gioco e metterle in gioco significa farle dialogare con altre opinioni per costruire un sapere e dei valori condivisi.
Cimento era il nome di un’Accademia istituita a Firenze da Leopoldo de’ Medici per lo studio della fisica, era l’espressione con cui Galileo Galilei e i suoi allievi indicavano l’esperimento, procedura per verificare un’ipotesi e accrescere il sapere. Come per l’Accademia, anche per questa iniziativa il motto giusto potrebbe essere, secondo me: “provando e riprovando“.
Uno spazio, quindi, per verificare, saggiare e mettere alla prova idee, esperienze, suggestioni, al fine di porre il sapere pedagogico e la didattica “in situazione“, abbandonando il discorso astratto sulle “essenze”, che tanto spesso oscura il dibattito su scuola e formazione.

immagine tratta: da All about birds

Intelligenza dello sciame – Swarm Intelligence
Cambiamento è un’altra parola chiave che ha guidato l’iniziativa di Next Learning. Forse meglio non usare la parola innovazione, termine abusato e ormai divisivo, al punto che tra gli stessi insegnanti si assiste a uno scontro a proposito dell’innovazione tra favorevoli e contrari alla legge 107 e al PNSD. Che si ritengano queste riforme lacunose ma positive o lacunose ma negative, farne la pietra di paragone dell’innovazione, sembra un poco eccessivo.
Perciò è preferibile parlare di cambiamento, termine che unisce, perché trova concordi tutti i soggetti che operano nel mondo della scuola e/o che hanno aspettative nei confronti di questo mondo.

Perché le cose non cambiano? Come si cambia?

Una risposta potrebbe essere: l’intelligenza dello sciame, principio fondamentale che regola i sistemi a intelligenza collettiva e distribuita, capaci di auto-organizzazione. Caratteristica di questi sistemi è che, come già diceva Aristotele (Metafisica, H) in essi “l’intero è più della somma delle parti“. In questi sistemi dinamici vi sono proprietà “emergenti“, che non appartengono ai singoli elementi del sistema, ma vengono generati dall’interagire situato degli agenti con l’ambiente e tra loro. Si tratta di schemi di comportamento che emergono dal basso, non di ricette preconfezionati e astratte rispetto al contesto, che vengono poi “calate” dall’alto. È il “link” tra gli elementi che produce l’organizzazione e l’intelligenza che sono  cooperative e collettive.

immagine tratta da Educacao em rede

Per promuovere il cambiamento secondo i principi della swarm intelligence, può anche essere utile offrire uno spazio di comunicazione e interazione tra i “semplici agenti”, gli insegnanti, favorendo l’emergere di nuovi schemi di comportamento, nuove conoscenze e pratiche, contribuendo a dare vita a una “innovazione inclusiva”, in cui la condivisione si ponga all’inizio del processo e non sia un’operazione a posteriori di marketing, fatta per suscitare nei destinatari il consenso su un progetto che, come il “deus ex machina”, è sempre disceso dall’alto dei cieli (ministeriali).

L'Autore


Gianfranco Marini
Gianfranco Marini cerca di insegnare storia e filosofia nel liceo scientifico "G. Brotzu" di Quartu Sant'Elena (CA). È laureato in filosofia all'Università di Cagliari e in Tecnologia della comunicazione multimediale all'Università di Ferrara. Dal 2005 sperimenta l'utilizzo del Web e delle tecnologie digitali nell'apprendimento secondo la modalità del Blended Learning. Gestisce Aulablog e un canale YouTube, entrambi strumenti per la didattica digitale e disciplinare. Cura la rubrica AulaMagazine su scoop.it dedicata alle Tecnologie dell'apprendimento e della conoscenza.
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