Tempo di riappropriarsi dell’ascolto!

Intro

Ho avviato le prime attività di Podcast con le classi nel 2013 con la sperimentazione 10 MP (10 Minutes Podcasting) SchoolRadio come Podcasting didattico suddiviso in due rubriche a) Graeci docent e b) 10 minuti per dire che…  Il primo di tipo tematico – disciplinare, mentre il secondo invece mirato a esprimere il proprio punto vista sulla realtà scolastica con apertura completa alle problematiche e/o tematiche più sentite nella quotidianità. Il Podcast è pubblicato on line all’url http://annarellap.podomatic.com/ ed  è frutto di un lavoro collaborativo  su adesione volontaria degli studenti, in particolare per la rubrica Graeci docent, in cui ciascuno ha dato il proprio contributo personale nella rielaborazione e co-costruzione del sapere, così da rendere l’attività sperimentata realmente proficua. Ritengo il Podcast uno strumento di comunicazione ad ampio raggio, che può essere parte integrante nonché socializzante dell’intera realtà scolastica,  con possibilità di implementazione e/o personalizzazione ulteriore fruendo comunque anche di tecnologia semplice, intuitiva ed economica, come avvenuto nella realizzazione delle nostre rubriche Podcast.

Strumenti 

Non serve uno studio di registrazione (magari!), ma bastano veramente semplici e pochi strumenti. In questo caso mi sono servita di poco: per registrare e creare audio MP3 un Tablet con software Hi-Q MP3 Voice Recorder (free) versione lite; per pubblicare il Podcast: ho scelto la risorsa gratuita on line PODOMATIC . Ulteriori dettagli su strumenti e relativo utilizzo si trovano nel Padlet dedicato Un mondo di Podcast e di attività audio…

 

Il Podcast

Sopra ho esplicitato le scelte del Podcast (http://annarellap.podomatic.com) effettuate in base a funzionalità e immediatezza, ma sono veramente tante le possibilità offerte da Internet: ci sono numerosissime  risorse WEB2.0 gratuite ed efficaci cui far riferimento per le esigenze di podcasting. Uno studio di A. Pian (2005) esplicita teorie didattiche e modelli di PODCAST degli ambienti formativi internazionali: io ho aderito subito in pieno al nostro modello italiano, a metà strada tra Francia e UK, poiché risulta meno vincolato,  lascia più spazio all’immediatezza, anche all’improvvisazione, per cui favorisce la disinvoltura dei ragazzi, quindi più estemporaneo ma anche più efficace a mio parere, per quanto abbiamo potuto sperimentare.

Quali benefici dall’ascolto?

Si può imparare da un film, da una semplice immagine, dalla musica, dall’arte e così via, sfruttando di volta in volta un po’ tutti i nostri sensi: le occasioni per imparare sono infinite,  ma ascoltare è sempre e comunque imprescindibile.  Esplicitare  nel dettaglio l’utilità che ci può derivare da un buon ascolto sicuramente richiederebbe tanto tempo, ma ritengo che Plutarco sia riuscito perfettamente e brevemente attraverso le parole che concludono la sua operetta:  (1). la mente non è un vaso da riempire, ma come legna da ardere ha solo bisogno di una scintilla che l’accenda e le dia l’impulso per la ricerca e amore ardente per la verità (…). Un buon ascolto è il punto di partenza per vivere bene!

Da Plutarco al Podcast: riappropriamoci dell’ascolto!

Non potevo non ricordare l’insegnamento lasciatoci dal mondo greco anche in questo contesto, per cui ho ritenuto doveroso far ricorso a Plutarco secondo il quale Un buon ascolto è il punto di partenza per vivere bene / ἀρχὴ τοῦ καλῶς βιῶναι τὸ καλῶς ἀκοῦσαι. Grazie all’operetta di Plutarco ΠΕΡΙ ΤΟΥ ΑΚΟΥΕΙΝ/Sull’ascolto abbiamo appreso principi fondamentali e ancora attualissimi!

L’ascolto è un’arte?

L’ascolto è un’arte e come tale ha tecniche di cui bisogna abilmente impadronirsi: lo diceva già Plutarco (I/II secolo d.C.) nell’operetta L’arte di ascoltare ΠΕΡΙ ΤΟΥ ΑΚΟΥΕΙΝ in cui delinea anche le caratteristiche del buon ascoltatore. Nel tempo illustri pedagogisti hanno elaborato diverse e numerose teorie in merito all’abilità uditiva (abilità di base e trasversale), ma tutti concordano nell’assegnare all’ascolto un’importanza fondamentale  nella vita dell’uomo, dalla quotidianità più spicciola agli ambiti formativi più elevati. Già Plutarco fa riferimento soprattutto  ad un tipo di ascolto consapevole, quello che nel tempo si è denominato ascolto attivo,  che è suggerito sempre agli studenti così che possano trarne giovamento in termini di conoscenza, abilità e competenza.  Ma dice bene Plutarco che in primis noi dobbiamo sfruttare e potenziare l’ascolto per poter gestire successivamente ogni forma di comunicazione in modo ottimale, poiché “chi gioca a palla impara contemporaneamente a prenderla e a lanciarla, ma la parola prima bisogna imparare ad accoglierla per poterla poi pronunciare”, sancendo quindi una sorta di primato dell’ascolto sul parlato e contestualmente anche un legame strettissimo tra le due abilità:  da un buon ascolto scaturirà un buon parlato e viceversa

La tecnologia può contribuire ad implementare queste abilità?

Il Podcast, strumento che nasce come connubio ideale tra parlato e ascolto, il cui prodotto finale è fruibile in modalità uditiva (MP3),   sicuramente si configura come un utile mezzo di apprendimento/insegnamento che può venire incontro, per facilità d’utilizzo ed efficacia, alle esigenze dell’ascolto non disgiunte comunque dal parlato, considerato che si tratta di due abilità strettamente interdipendenti e in stretta osmosi nel percorso formativo di ogni studente: ascoltare implica parlare e viceversa; ascoltare aiuta a capire, a riflettere ed esprimersi così come parlare con tecnica comunicativa adeguata aiuta infine chi ascolta a comprendere e a riflettere.  E in particolare gli studenti auditivi, come tutti coloro che hanno uno stile di apprendimento che predilige l’ascolto e il senso dell’udito, imparano meglio ascoltando e prendendo appunti, ricordando esempi e storie  interessanti, possono  trarre vantaggio proprio dal Podcast.

Quale ascolto?

Innegabile l’importanza dell’ascolto in ogni ambito e nello studio delle lingue in particolare:  L. Mariani ha elaborato uno studio sull’ascolto molto articolato e interessante, accompagnato da schede di riflessione mirata, con l’intento di aiutare le persone (e non solo gli studenti) a comprendere il proprio rapporto con l’ascolto per migliorare la percezione della realtà. Sono stati definiti 8 principi chiave per l’ascolto di cui apprezzo particolarmente i seguenti che caratterizzano propriamente un ascoltatore “maturo e consapevole”

3. L’ascolto è un processo costruttivo, che implica un ascoltatore attivo e consapevole: una persona che sa perché ascolta (ha uno scopo), che cosa ascolta (seleziona le informazioni rilevanti) e come ascolta (sceglie le strategie più appropriate)

6. Un buon ascoltatore non resta semplicemente in attesa di sentire informazioni: cerca invece di anticipare i contenuti del messaggio “sintonizzandosi” su ciò che si aspetta di sentire, facendo previsioni e usando l’inferenza per fare ipotesi sulla base di indizi. Così si attivano le conoscenze e gli schemi mentali già posseduti per riempire i “buchi” di comprensione

8. I fattori socio-affettivi e motivazionali condizionano molto il modo in cui gli studenti percepiscono i compiti di ascolto, e, di conseguenza, i modi in cui li eseguono. E’ essenziale abbassare i livelli di ansia (che agiscono come filtro negativo) e promuovere un ambiente di apprendimento rilassato ma al contempo stimolante.

Come rendere proficuo l’ascolto?

Plutarco delinea sempre nell’operetta ΠΕΡΙ ΤΟΥ ΑΚΟΥΕΙΝ le caratteristiche del buon ascoltatore (e mi sovviene anche la figura analoga del buon lettore creata dalla maestria di I. Calvino!) come segue:

“(6) dobbiamo ascoltare chi parla con animo pacato e ben disposto, come se fossimo stati invitati ad un banchetto sacro (…),  tenere presente che i buoni risultati di un discorso non dipendono dal caso (…), ma sono frutto di studio, di impegno e duro lavoro(…). Un ascoltatore sveglio e intelligente sa sempre trarre profitto da chi parla (…), (7) ma non bisogna prendere per oro colato tutto quello che uno dice. Plutarco invita quindi a superare l’esteriorità e lo stile dei discorsi, più o meno forbiti, per impadronirsi della vera essenza delle cose e giudicare sulla base della propria sensibilità ed esperienza ciò che può tornare utile oppure no.

L’autore dispensa pure consigli comportamentali, una sorta di nostra etiquette ante litteram, e dice che è fondamentale:

“(10) ascoltare in silenzio chi parla, non deviare il discorso su altri argomenti, interrompendolo con domande continue e imbarazzanti che rendono sgradito e sgarbato  chi le fa (…) e finiscono col confondere pure chi parla e le cose che dice (…). (12) Evitare di porre troppe domande e di intervenire continuamente, indice di esibizionismo, mentre ascoltare con pacatezza denota rispetto e volontà di apprendere (…) Ribadendo (17) che domande inutili e superflue – come se fossero comitiva di turisti in viaggio di piacere – rallentano, intralciano e ritardano l’apprendimento.  Sempre nell’operetta si legge che (13) anche gli elogi devono essere cauti e misurati; il troppo e il troppo poco non si convengono ad un animo libero e schietto. Che dire? Chi ha orecchie per intendere, intenda! Ma poiché noi comunichiamo anche con la postura, con tutto il nostro corpo e modo di essere, ecco le regolette stilate dal mitico Plutarco per dimostrare di essere buoni e attenti ascoltatori: (13) stare seduti con busto eretto, non assumere pose rilassate o scomposte, tenere lo sguardo fisso su chi sta parlando, mostrandosi attenti e vivamente interessati (…). Non mostrare poi fronte accigliata, indice di arroganza o presunzione, un volto annoiato, lo sguardo errante di qua e di là, le membra scomposte e le gambe accavallate (…), infine evitare cenno o bisbiglio col vicino, sorrisetti ironici, sbadigli sonnacchiosi, capo abbassato e altro di analogo.

Conclusioni…

E’ l’ennesima occasione in cui mi trovo (ormai da tanto) a ribadire che le sperimentazioni sono una sfida adrenalinica e anche un grande arricchimento. Anche quando si presentano ostacoli o difficoltà, come spesso avviene, possiamo far tesoro di quanto ha funzionato oppure no, nell’ottica del miglioramento dell’insegnamento/apprendimento. Integrare nella didattica la tecnologia permette di modificare e migliorare il nostro lavoro, che dovrebbe essere in sintonia con le esigenze della società che ci chiede di esser al passo con i tempi e di rispondere ai bisogni dei nostri studenti. Nell’immenso mondo del sapere diversi possono essere i sottomondi e le possibilità di realizzare/produrre conoscenza, ma, qualunque sia la nostra scelta, il fine ultimo è sempre rendere gli studenti protagonisti nonché attenti e consapevoli costruttori di sapere. Il nostro Podcast è un insieme di assaggini uditivi, bollicine culturali o antipasti culturali,  per stimolare l’appetito verso il sapere e suscitare curiosità e desiderio di conoscenza in chi ascolta. O meglio diciamo che ci abbiamo provato, per cui … buon ascolto a tutti!

L'Autore


Annarella Perra
Insegno lettere classiche, adoro sperimentare nuove modalità didattiche e sono appassionata di ICT (Perfezionamenti post lauream, Master sulle Tecnologie e affini, Pubblicazioni etc. non sono mancati nel mio percorso): da questo è nato il binomio europeo ICT&Classics cui sono particolarmente legata (2003 - 2008, CIRCE Project - Università di CA e Bruxelles). Mi occupo di formazione iniziale e in servizio dei docenti ormai da molti anni nell'ambito umanistico e tecnologico e dico sempre che "semino e dissemino innovazione", tenendo presente che tecnologia è mezzo, non fine! Le mie sperimentazioni si trovano on line https://annarepr.wordpress.com/
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