La didattica, il tempo e lo spazio

di Rudi Bartolini, Ricercatore Indire

I principi espressi nel Manifesto de Il Movimento delle Avanguardie educative trovano concreta declinazione nella Galleria delle idee che ospita proposte innovative delle scuole sperimentate e verificate sul campo. Ognuna di esse agisce sull’organizzazione delle tre dimensioni fondamentali del fare scuola: la didattica, il tempo e lo spazio.

12 sono le idee originarie proposte nella Galleria:

Aule laboratorio disciplinari

Le aule sono assegnate in funzione delle discipline che vi si insegneranno, per cui possono essere riprogettate e allestite con un setting funzionale alle specificità della disciplina stessa. Il docente non ha più a  disposizione un ambiente indifferenziato da condividere con i colleghi di altre materie, ma può adeguarlo a una didattica attiva di tipo laboratoriale, predisponendo arredi,  materiali, libri, strumentazioni, device e software.

Bocciato con credito

Per affrontare il problema della demotivazione degli studenti e del loro insuccesso scolastico, la proposta prevede che tutte le discipline per le quali il giovane ha conseguito un giudizio di sufficienza vengano registrate come «credito formativo» nel suo curriculum. L’anno successivo, in caso di ripetenza, il Consiglio di Classe prenderà atto degli eventuali risultati positivi raggiunti (nonostante l’esito globale negativo) e li registrerà come punto di partenza della costruzione del curriculum e degli impegni da proporre allo studente.

Compattazione del calendario scolastico

Consiste in una distribuzione non omogenea del numero di ore annuali di una disciplina nell’arco dell’anno scolastico. Riorganizzare  l’orario scolastico sulla base di blocchi temporali più lunghi di quelli tradizionali implica la ricerca di un nuovo modo di insegnare.

Debate (Argomentare e Dibattere)

Consiste in un confronto nel quale due squadre composte da studenti sostengono e controbattono un’affermazione o un argomento  dato dall’insegnante, ponendosi in un campo (pro) o nell’altro (contro). Permette di acquisire competenze trasversali («life skills»), smonta alcuni paradigmi tradizionali e  favorisce il cooperative learning e la peer education non solo tra studenti, ma anche tra docenti e tra docenti e studenti.

Spazio flessibile (Aula 3.0)

Le tecnologie digitali consentono il superamento della  stessa  dimensione fisica dell’aula e l’accesso ad ambienti di lavoro collocati nello spazio virtuale. Rispetto all’aula tradizionale, l’«Aula 3.0» riconfigura sia la sua organizzazione in termini di apertura verso l’esterno, sia il suo assetto in senso propriamente fisico, tramite modifiche evidenti alla disposizione degli arredi. Il tutto per favorire una didattica innovativa, che privilegia approcci laboratoriali e collaborativi.

 Spaced learning (Apprendimento intervallato)

è una particolare articolazione del tempo della lezione che prevede tre momenti di input e due intervalli. I ragazzi saranno chiamati a dimostrare di aver acquisito il contenuto condiviso nei primi input applicando le conoscenze in contesti di esercitazione o situazioni-problema. Al termine il docente verificherà l’effettiva comprensione del contenuto della lezione.

TEAL (Technology Enhanced Active Learning)

è una metodologia didattica che vede unite lezione frontale, simulazioni e attività laboratoriali su computer, per un’esperienza di apprendimento ricca e basata sulla collaborazione. Prevede un’aula con postazione centrale per il docente; attorno alla postazione sono disposti alcuni tavoli rotondi che ospitano gruppi di studenti in numero dispari. L’aula è dotata di alcuni punti di proiezione sulle pareti ad uso dei gruppi di studenti.

Dentro/fuori la scuola

attraverso una pluralità di azioni, rilancia la funzione della scuola come ambiente di socializzazione, come  agenzia in grado di formare i  ragazzi e incentivare l’acquisizione di competenze, conoscenze e abilità necessarie per vivere e interagire nella società dell’informazione e della conoscenza. Intende valorizzare le istituzioni scolastiche come comunità attive, aperte al territorio e in grado di sviluppare e aumentare l’interazione con le famiglie, la comunità locale, il terzo settore e le imprese.

Didattica per scenari

è un approccio che si prefigge di introdurre pratiche didattiche innovative, potenziate da un uso efficace delle nuove tecnologie. Punti di partenza sono gli «scenari», ovvero descrizioni di contesti di insegnamento/apprendimento che incorporano una visione di innovazione pedagogica centrata sull’acquisizione – da parte degli studenti – delle cosiddette «competenze per il XXI secolo». Ogni scenario incorpora una differente visione e fornisce un differente set di indicazioni «learning activities», attraverso le quali il docente e la scuola giungono a scrivere ed implementare un vero e proprio progetto didattico: la «Learning story».

ICT Lab

Fa riferimento a tre temi tecnologici: artigianato digitale, coding e physical computing. Artigianato digitale è ciò che porta alla creazione di un oggetto attraverso la  tecnologia, quindi dal CAD e il disegno 3D, alla stampa 3D. Sono definite attività di coding tutte quelle volte all’acquisizione del pensiero computazionale, e che mettano lo studente nella condizione di istruire la macchina a “fare cose” anziché ricorrere ad altre già create e disponibili. Per Physical computing si intende la possibilità di creare oggetti programmabili che interagiscono con la realtà; il campo di applicazione più noto è quello della robotica.

Flipped classroom

La lezione diventa compito a casa mentre il tempo in classe è usato per attività collaborative, esperienze, dibattiti e laboratori. In questo contesto, il docente non assume il ruolo di attore protagonista, diventa piuttosto una sorta di facilitatore, il regista dell’azione didattica. Nel tempo a casa viene fatto largo uso di video e altre risorse digitali come contenuti da studiare, mentre in classe gli studenti sperimentano, collaborano, svolgono attività laboratoriali.

Integrazione CDD (Contenuti Didattici Digitali)/libri di testo

La norma prevede che «a decorrere dall’anno scolastico 2014-2015, gli istituti scolastici possano elaborare il materiale didattico digitale per specifiche discipline da utilizzare come libri di testo e strumenti didattici per la disciplina di riferimento». La scuola si trasforma in un grande laboratorio dove si apprende il processo di costruzione della conoscenza attraverso la progettazione (a cui partecipano insegnanti e studenti) di libri di testo e materiali didattici che sono insieme strumento e prodotto dei percorsi di formazione.
E 3 nuove idee si sono aggiunte in quest’ultimo anno:

Apprendimento differenziato

L’idea, proposta dall’Istituto comprensivo “G. Mariti” di Fauglia, in provincia di Pisa, nasce da un’esperienza consolidata, quella delle “Scuole senza Zaino“ con l’obiettivo di garantire agli studenti un percorso di formazione individualizzato e motivante. Lo spazio e il tempo della didattica risultano completamente rivoluzionati per favorire nei ragazzi e nei docenti momenti di condivisione, discussione e riflessione. Gli studenti sono chiamati a svolgere un ruolo attivo nella pianificazione delle loro attività quotidiane e nella partecipazione alle attività della scuola in generale. L’attività in classe si organizza per “tavoli di lavoro”, con compiti diversi, a rotazione.

Lavoro autonomo e tutoring

è invece l’idea presentata dalla “Scuola Città Pestalozzi” dell’Istituto Comprensivo Centro storico di Firenze, in coerenza con il lavoro condotto sull’educazione affettiva. Il lavoro autonomo prevede un’organizzazione oraria che concede agli studenti uno spazio individuale per affinare la capacità di studio e di approfondimento. Per questa attività, lo studente è affiancato da un tutor che può essere un docente (che non valuta, ma diventa “l’amico grande”) o un compagno che lo aiuta lavorando a stretto contatto con lui.

Oltre le discipline

è l’idea proposta dall’Istituto Comprensivo “G. Falcone” di Copertino, in provincia di Lecce. Con questa proposta si intende superare la rigidità e la frammentarietà delle discipline, allo scopo di potenziare la didattica curricolare per competenze. A questo scopo, la scuola mette in atto quella che indica come la “pacchettizzazione dell’orario”, suddividendo le attività di ogni docente tra quelle relative alle “lezioni tecniche” e quelle dedicate allo sviluppo di competenze su temi trasversali, secondo nuclei fondanti delle discipline individuati in fase di programmazione.
Le idee delle Avanguardie Educative non vanno viste come “unità indipendenti”, ma piuttosto come tessere di un mosaico. Come spiega la ricercatrice Indire Elena Mosa:

«La singola idea non ha, da sola, la forza per “scardinare” i meccanismi inerziali che affliggono e “ingessano” la scuola, troppo spesso persa dietro a pratiche burocratiche e poco incline alla sperimentazione e alla ricerca. Tuttavia, può essere un primo passo per rompere l’inerzia e innescare dinamiche di cambiamento e di “contagio” fra scuole. Se, infatti, in un sistema complesso come quello della scuola, si comincia a incidere sulla variabile spazio (si vedano le idee “Spazi flessibili”e “Aule laboratorio disciplinari”), presto si avvertirà la necessità di andare ad agire anche sul tempo scuola. Molte delle scuole capofila hanno infatti sentito il bisogno di cambiare il setting d’aula a banchi allineati per favorire modelli didattici diversi (si vedano, a titolo d’esempio, le idee “Debate”, “TEAL”, “Spaced learning”, “ICT lab”, “Didattica per scenari”). Quando la lezione si fa meno trasmissiva e si apre ad una didattica di tipo laboratoriale, ecco che l’unità temporale dell’ora di 60 minuti può non essere più sufficiente (idea “Compattazione del calendario scolastico”e “Flipped classroom”), sfumano i confini tra apprendimenti formali-non formali-informali (idea “Dentro/fuori la scuola”), si rende necessario disporre di contenuti didattici digitali che sappiano “parlare” agli studenti con linguaggi multimediali in grado di veicolare contenuti che possano andare oltre il testo scritto (simulazioni, giochi educativi, app, ecc.; si veda l’idea “Integrazione CDD / Libri di testo”). Quando si avvia un processo di cambiamento in un sistema complesso, si arriva ad impattare su tutti gli elementi che lo costituiscono»* .

Come aderire al movimento delle Avanguardie? Ci sono due modi:

Adottare un’idea: cioè scegliere una delle idee della Galleria per introdurla nella propria scuola e iniziare il percorso di assistenza-coaching.
Proporre una nuova esperienza d’innovazione descrivendone la messa in atto (la proposta sarà valutata da Indire in collaborazione con le 22 scuole fondatrici e, se ritenuta idonea, andrà a incrementare la Galleria delle idee)
Le scuole del Movimento si riuniscono regolarmente sul territorio per incontri di formazione in presenza e possono contare su un ambiente online di lavoro (piattaforma di assistenza-coaching) con oltre 4.200 utenti iscritti. L’ambiente ha la funzione di supportare le scuole nel mettere in atto pratiche organizzative e didattiche orientate all’innovazione. Contiene materiali multimediali interattivi, linee guida per l’implementazione delle idee, documenti di approfondimento, interventi di esperti e studiosi, ma è soprattutto luogo di confronto e condivisione di esperienze. Tutto ciò ha fatto sì che si creasse una vera e propria comunità di pratiche, dove le scuole meno esperte possono trovare l’aiuto di quelle che già hanno sperimentato con successo le diverse idee. Una rete di attori impegnati nell’innovazione della scuola.

Per approfondire:
Sito web del Movimento delle Avanguardie Educative
Manifesto delle Avanguardie Educative

* Mosa, E. (2015). Avanguardie educative: proposte di innovazione sostenibile, www.agendadigitale.eu

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