Come nasce un progetto: le diverse fasi

L’idea di questo articolo è collegata alla pubblicazione di un lavoro realizzato con i redattori della redazione “Suntime” che coordino all’interno della scuola (Solimena-De Lorenzo di Nocera Inferiore prov. di Salerno) dove insegno lettere e svolgo l’attività di giornalismo. Nel momento in cui è stato reso pubblico, dopo la presentazione all’evento per il quale è stato creato, ho pensato (ma  anche segnalato da colleghi attraverso i social) di spiegare le diverse fasi.

Partendo da una considerazione fondamentale: il digitale è uno strumento e come tale deve essere integrato nella didattica, attraverso un’organizzazione dell’attività che prevede diversi applicativi in ogni momento della costruzione di un prodotto, inteso come lezione, restituzione di un compito o una presentazione. In poche parole parliamo di buone pratiche, di quelle pratiche che permettono agli studenti di lavorare insieme anche se fisicamente non lo sono, di condividere file usando cloud, di interagire in classi virtuali, di lavorare insieme sullo stesso documento, di avere la possibilità di svolgere il lavoro nei propri tempi e di sapere di non doversi per questo trovare indietro rispetto agli altri.

Andiamo per ordine

Cosa fare per presentare i giovani d’oggi a coloro che ci hanno mostrato com’erano i giovani di un tempo, le generazioni degli anni ’60 e ’70? Troppo scontato declinare le abitudini, i modi di dire e di fare, gli atteggiamenti delle nuove generazioni. Ecco che durante l’incontro di redazione si scatena la discussione e vengono fuori idee diverse, qualcosa di profondo, una sorta di analisi dei comportamenti ed è a questo punto che subentro dicendo: “ragazzi, la vostra società ha le caratteristiche di una società liquida?”. Ho pronunciato “liquida” ed ho associato il termine a “società”. Da qui, si è aperto un orizzonte nuovo e la voglia di capire, approfondire, ricercare. Da qui, è partita l’organizzazione del lavoro.

 

FASE 1: la ricerca

Leggere, documentarsi, approfondire. Si parte dal testo di Umberto Eco e sicuramente non c’era il tempo di leggerlo tutto. Quindi si approfondisce attraverso la lettura delle recensioni, li guido su alcuni passaggi del testo e cominciano, divisi in gruppo, a soffermarsi sui diversi risvolti della società liquida ed emerge la necessità di collegarsi a Zygmunt Bauman, alla sua “Modernità liquida” e “Vita liquida”. Bauman usa la metafora della liquidità per descrivere la nostra società, perché? Cosa intende per liquidità? Tanti i quesiti che si affollano e ai quali si cerca di dare una risposta.

«Una società può essere definita ‘liquido-moderna’ se le situazioni in cui agiscono gli uomini si modi­ficano prima che i loro modi di agire riescano a consolidarsi in abitudini e procedure. La vita liquida, come la società liquida, non è in grado di conservare la propria forma o di tenersi in rotta a lungo»*

 

FASE 2: la costruzione

Costruire il percorso, ma come? Rapportando la società liquida ai giovani, alle nuove generazioni e per farlo ci viene in aiuto nuovamente Umberto Eco. Nei capitoli di “Cronache di una società liquida” prendiamo spunto da alcuni passaggi come l’importanza della visibilità a tutti i costi, del mostrarsi superando il concetto di privacy, di essere presente sui social senza curare il proprio profilo, di farsi condizionare dalle mode, dalle griffe, da determinati standard dettati dalla società attraverso prodotti pubblicizzati con estrema leggerezza. Dall’analisi i ragazzi  giungono ad una consapevolezza: i giovani, molto spesso, sono troppo attenti alle inutilità, tanto da lasciarsi andare, scorrere come fluidi senza avere alcuna consistenza. Tutto questo mette in crisi la possibilità di costruirsi una propria identità e partendo dall’affermazione di Umberto Eco – “C’è un modo per sopravvivere alla liquidità: è rendersi conto di vivere in una società liquida, che richiede, per essere capita e forse superata, nuovi strumenti”. Quali sono questi strumenti? La risposta è stata netta e precisa da parte dei giovani redattori: la cultura, la scuola. Di certo, la risposta ci riempie di orgoglio, anche se, ci lascia pensare a quale scuola stiamo offrendo ai nostri ragazzi (e qui lo dico come madre e come docente, ma è tutta un’altra storia, eventualmente la possiamo affrontare in un nuovo articolo).

 

FASE 3: la presentazione

Come presentare il lavoro? Usiamo il digitale. Guardiamo insieme le potenzialità di alcune applicazioni, cercando di individuare quella che possa mettere in evidenza i concetti che i ragazzi hanno “buttato” giù. Semplici frasi. Citazioni. Parole chiave. L’intento: colpire con l’immagine e con poche parole. Quindi, l’attenzione si è soffermata su adobe spark, un’applicazione free che permette di comunicare con un forte impatto visivo. La scelta è fatta: creare pagine, una successione di immagini che possano rappresentare il messaggio per i giovani del passato.

Morale? I redattori erano entusiasti del lavoro svolto e quando lo hanno presentato durante l’evento al quale partecipavano studenti della scuola secondaria di primo grado e secondo grado, hanno lasciato non solo i coetanei stupiti per la loro riflessione ma anche gli adulti.

Dimenticavo: i redattori frequentano una scuola secondaria di I grado!

BIBLIOGRAFIA:

* Z. Bauman, Vita liquida, Laterza, Roma-Bari 2006, p. 75

U. Eco, Pape Satàn Aleppe. Cronache di una società liquida, La nave di Teseo, I Fari, 2016

N. Cotrone, Globalizzazione e individualismo nella società liquida moderna, Babel, n. 7 (2009), Mimesis Edizioni, Milano-Udine

 

L'Autore


Annamaria Bove
Annamaria Bove, “la profgiornalista” è laureata in lettere moderne ed è giornalista/pubblicista. Dopo la laurea ha intrapreso, nel 1990, l’attività di giornalista, lavorando in un’emittente televisiva locale e collaborando per alcuni quotidiani, come il Roma e il Giornale di Napoli. Nel 1995 lascia il giornalismo attivo per dedicarsi all’insegnamento, ma porta con sé la passione per la carta stampata e trasferisce il giornalismo a scuola realizzando prima giornali cartacei, poi digitali e da alcuni anni prepara con i suoi alunni un vero e proprio TGscuola. L’evoluzione è legata all’uso delle tecnologie nella didattica, infatti Annamaria Bove, che continua ancora oggi ad arricchire le sue competenze, è docente formatore ed insegna ai colleghi delle scuole di ogni ordine e grado ad utilizzare le ICT nella didattica. Blog_formazione: http://profgiornalista7.wixsite.com/didatticadigitale/about
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