L’utilizzo didattico delle tecnologie deve puntare su tecnologie semplici e versatili come la Radio Web

Dovendo ragionare di utilizzo didattico delle tecnologie occorre spogliarsi dei panni del tecnologo e indossare quelli dell’insegnante, occorre specialmente evitare l’effetto “Wow”, tipico del marketing emozionale, nella scelta della tecnologia più mirabolante e avveniristica, spesso del tutto inutile sul piano didattico.

Dalle TIC alle TAC
In gioco vi è non l’integrazione della didattica nelle tecnologie, ma esattamente il contrario, sono le tecnologie a dover essere ricondotte nell’ambito della didattica. Non è raro, invece, che si assista esattamente al “movimento” contrario, la meraviglia per quanto viene, ormai quotidianamente, proposto dalla ricerca e dal mercato in fatto di novità hi-tech, accende l’entusiasmo di molti che si ingegnano di trovare il modo per inserire forzatamente in ambito educativo quella tecnologia. Il risultato è che la didattica viene subordinata e piegata alle esigenze e caratteristiche della tecnologia.
L’approccio più corretto è quello che muove dal contesto concreto in cui si sviluppa il dialogo formativo e si incammina verso la scelta delle tecnologie funzionali a quel contesto, prevedendone le ricadute nella didattica e provvedendo a modificare nel modo opportuno l’ambiente di apprendimento al fine di sfruttarne le potenzialità nel modo più efficace.
Si tratta quindi di passare dalle TIC o Tecnologie della Informazione e Comunicazione; alle TAC, le Tecnologie dell’Apprendimento e della Conoscenza. Ciò significa che al centro della ricerca e della pratica didattica deve essere posto il problema di come apprendere con le tecnologie, non di come apprendere le tecnologie.
Diventano in questo modo significativi problemi quali:

  • siamo in grado io e i miei studenti di utilizzare questa tecnologia?
  • Può esserci d’aiuto nell’affrontare i nostri problemi?
  • Offre delle soluzioni che in altro modo non sono conseguibili?
  • Quali requisiti richiede il suo uso?
  • Favorisce finalità e obiettivi del processo formativo che abbiamo posto in atto?
  • È in grado di favorire negli studenti lo sviluppo di capacità quali l’apprendere in modo autonomo, il pensiero critico, la creatività, etc.?

Corollari
Il primo corollario che deriva da questa impostazione è che sono da preferire quelle tecnologie che per la loro semplicità e facilità di utilizzo non richiedano di trasformare docenti e studenti in specialisti o di rivoluzionare, un giorno si e l’altro pure, il loro modo di insegnare e apprendere. Cercare di stare dietro alla vertiginosa corsa delle tecnologie non porta lontano, prima o poi si stramazza al suolo esausti. Secondo corollario è che sono da preferire le tecnologie più versatili, quelle che presentano una potenziale gamma di applicazioni più ampia e il cui uso si adatta alle più varie circostanze. Insomma, se fossimo in cucina, meglio il prezzemolo del “pandan” o dei “semi di annato” (esistono, sono delle spezie molto esotiche).
Riepilogando:

  • Se imparare ad usare uno strumento diventa un problema più grande di quello che che vorresti risolvere usando quello strumento, allora cambia strumento.
  • Se uno strumento ti serve una volta sola (o poche volte) allora chiedilo in prestito o fai fare il lavoro a un altro che lo sa già fare e lo farà meglio di te.

Un esempio? Tagliare le patate con una fresatrice
Utilizzare il coding per insegnare ai bambini della primaria alcune regole grammaticali di base o le operazioni elementari sui numeri o per disegnare (pixel art), sarebbe come usare una fresatrice per tagliare le patate da friggere, ci sono modi molto più semplici, rapidi ed efficaci. Il coding va utilizzato in contesti specifici e consegue i migliori risultati se impiegato da docenti e formatori che possiedono altrettanto specifiche competenze ed esperienze. Penso ai lavori di Salvo Amato o di Alfonso D’Ambrosio, che seguo da tempo e che riescono ad ottenere ottimi risultati con il coding.

La voce: una tecnologia semplice e potente
Se la filosofia nasce dalla meraviglia, cosa desta più meraviglia della voce? Si tratta del più potente mezzo di comunicazione che possediamo, si presta a multiformi usi, è in grado di “implementare” interattività e dialogo, non richiede dispositivi o abbonamenti ma è free, si può utilizzare ora e subito, il suo uso non necessita di lunghi corsi di aggiornamento, è multimediale e transdisciplinare, può essere analogica e digitale, ottima per lo storytelling o il pensiero creativo, ma anche per la logica e la matematica, e si potrebbe continuare con questa specie di gioco che non è solo un gioco. D’altra parte se è vero che dopo cielo e terra dio creò la luce, per farlo dovette usare la voce: «Dio disse: “Sia la luce”. E la luce fu.»

Il Podcast: la radio attraverso il web
Tecnicamente il Podcast è quell’insieme di tecnologie e procedure che consentono di scaricare automaticamente dei file di vario formato dal web tramite feed RSS. Qui lo intenderemo nel significato di trasmissioni radio diffuse attraverso la rete.
Dopo questo post introduttivo, proporrò un percorso in cui cercherò di mostrare l’efficacia dell’uso del Podcast nella didattica, fornirò materiali e risorse per meglio documentarsi su questa metodologia, presenterò due applicazioni web freemium che consentono di realizzare trasmissioni radio da distribuire tramite la rete: Podomatic e Spreaker.
Soprattutto inviterò tutti a riflettere sull’importanza dell’educare a parlare ed ascoltare.

L'Autore


Gianfranco Marini
Gianfranco Marini cerca di insegnare storia e filosofia nel liceo scientifico "G. Brotzu" di Quartu Sant'Elena (CA). È laureato in filosofia all'Università di Cagliari e in Tecnologia della comunicazione multimediale all'Università di Ferrara. Dal 2005 sperimenta l'utilizzo del Web e delle tecnologie digitali nell'apprendimento secondo la modalità del Blended Learning. Gestisce Aulablog e un canale YouTube, entrambi strumenti per la didattica digitale e disciplinare. Cura la rubrica AulaMagazine su scoop.it dedicata alle Tecnologie dell'apprendimento e della conoscenza.
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