Alla scoperta di come studiano, passano il loro tempo, socializzano i ragazzi che abbiamo in classe

Entrano tutti i giorni nelle nostre classi, ascoltano le nostre lezioni, i nostri consigli, le nostre indicazioni. I più grandi prendono appunti, scarabocchiano sui loro fogli, si scambiano messaggi sotto ai banchi. Nella maggioranza delle scuole cellulari e tablet sono banditi, e quindi devono restare a casa o bisogna depositarli all’arrivo in classe. Alcuni, ancora pochi rispetto alla totalità, hanno invece la possibilità di sperimentare un modo diverso di imparare, grazie ad insegnanti che si mettono in gioco e credono che un cambiamento nella didattica sia ormai inevitabile, e schierano in campo strumenti e metodi innovativi, grazie all’uso anche delle tecnologie, che diventano parte integrante delle attività che si svolgono in classe.

Ma al di fuori della scuola, quali sono le esperienze dei nostri ragazzi? Come studiano, come passano il loro tempo, come socializzano?

Un anno fa, per il Safer Internet Day, è stata presentata dal MIUR  una ricerca secondo la quale il 17% degli intervistati da Skuola.net in collaborazione con l’Università di Firenze dichiarava di restare connesso tra le 5 e le 10 ore al giorno, considerando l’uso integrato di pc, tablet e cellulare.

Non è immediato avere riscontri oggettivi, dato che le piattaforme social non espongono informazioni relative all’età dei loro utenti, a parte Facebook, che comunque in Italia conta, secondo We are Social, 31 milioni di utenti di cui 1 milione e 130 mila nella fascia da 13 a 17 anni, con gli accessi da dispositivi mobili in costante crescita. Anche il Rapporto Censis-Ucsi sulla comunicazione, che pubblica un’indagine campionaria annuale, si basa sulle dichiarazioni di utilizzo degli intervistati e non su su dati effettivi raccolti dai gestori delle piattaforme.

Vincenzo Cosenza, nella world map dei social network, mostra come al secondo posto per numero di utenti si trovi Instagam, confermando la tendenza ad un uso sempre più spinto verso una comunicazione legata all’immagine più che al testo, fatto testimoniato anche dall’avanzamento di Youtube (che nell’analisi di Vincenzo Cosenza si trova al secondo posto dopo Whatsapp) fra le piattaforme di social media più utilizzate soprattutto dai giovanissimi.

Se da una parte non troviamo ricerche accademiche in questo ambito, e sul versante scolastico l’attenzione maggiore viene ai comportamenti a rischio di cyberbullismo (vedi progetti come Generazioni connesse o Una vita da social ed eventi come il Safer Internet Day), da parte dei brand e delle aziende vi è un interesse sempre maggiore ai comportamenti online degli adolescenti, considerati non solo il target del futuro, ma già oggi potenziali clienti, capaci di influenzare le spese per 600 miliardi di dollari nei soli Stati Uniti d’America.

Paradossalmente, come insegnanti possiamo imparare dalle indagini di mercato più che dalle ricerche accademiche quali siano le caratteristiche dai ragazzi, chiamati anche post Millennials, o ancora “Generazione Z”, che ogni giorno entrano nelle nostre classi.

Che cosa caratterizza i giovani della Generazione Z? Innanzitutto il fatto di aver vissuto con la possibilità di accesso ad Internet fin dalla nascita, poi la familiarità all’uso della tecnologia e alla frequentazione dei social media. In termini di studio e apprendimento, secondo i ricercatori, è la prima generazione in grado di cercare e trovare autonomamente le informazioni di cui ha bisogno, di seguire lezioni online, di leggere e studiare usando libri digitali sui tablet, di collaborare con i compagni utilizzando gli strumenti del web. A differenza dei loro amici di poco più grandi, i Millennials, i ragazzi della Generazione Z utilizzano in media 5 devices (computer, smartphone, iPod o music player, TV e tablet) e non più solo 2 a testimonianza di un legame fortissimo con la rete, preferiscono le immagini ai messaggi di testo, amano creare contenuti e non solo condividerli, progettano il futuro immaginando di trasformare in lavoro i propri hobbies, sono più realisti che ottimisti, anche se vogliono poter fare la differenza e lasciare il loro segno nel mondo, migliorandolo.

Alcuni esperti di marketing hanno elencato 7 idee per raggiungere la Generazione Z:

1.      comunicare a livello visuale attraverso molteplici dispositivi

2.      evitare ridondanza e prolissità, andare dritti al punto e alla comunicazione della propria proposta che deve essere percepita di valore

3.      nutrire la loro curiosità e stimolare il loro spirito di iniziativa

4.      dare loro più autonomia personalizzando e differenziando le proposte e permettendo loro di fare e creare

5.      connetterli attraverso attività collaborative e tecnologie di live-streaming

6.      mostrare attenzione alle cause sociali

7.      aiutarli a costruire competenze.

Si tratta di preziose indicazioni anche per gli insegnanti, che alla luce di questi dati dovrebbero essere disposti a rivedere strategie e metodi per attirare e coinvolgere gli alunni, ma attenzione: gli studi dicono che per rendere un contenuto intrigante ai loro occhi abbiamo a disposizione 8 secondi o 5 parole, entro i quali decideranno se l’argomento presentato sia di loro interesse e quindi si connetteranno alla nostra lezione, oppure andranno, se non con i loro smartphone che ancora sono interdetti alla realtà scolastica, almeno con i pensieri, a navigare altrove.

L'Autore


Laura Cesaro
Insegna alla scuola primaria dove sperimenta, insieme con i suoi alunni, percorsi supportati e arricchiti dalla tecnologia. Ha messo a frutto la laurea in Teorie e metodologie dell'e-learning e della Media Education e un master in Didattica della comunicazione realizzando prodotti e attività digitali che coniugano cognizione, creatività e interazione. Crede che la conoscenza abbia un senso solo se costruita e condivisa con gli altri; si occupa di piattaforme per l’apprendimento, blog e ambienti social; è animatore digitale, formatore PNSD. Partecipa e collabora con insegnanti innovativi in comunità online, tra cui il gruppo “Animatori Digitali” su Facebook. La sua vita è un perenne work in progress e la Rete la sua seconda casa.
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