Seconda parte – EduWeb Designer e Metodologie

Eduweb Designer

Di link e allegati non se può proprio più! Non parlo di segnalazioni interessanti, ma di didattica, cioè materiali per i ragazzi e materiali dei ragazzi.

“Vi mando”, “vi giro”, “ho perso”, “non ricordavo il link” devono trasformarsi in fastidiosi ricordi per lasciare al più presto il posto a solidi comportamenti di condivisione ed allestimento on line. Stare on line, allestire vetrine didattiche, raccogliere ed inglobare in modo strutturato i materiali didattici è ormai estremamente facile per chiunque.

Ciò che il progetto Edu Designer si è prefissato di fare è stato quindi di condurre i docenti a raggiungere queste competenze imprescindibili. La maggior parte ha frequentato corsi da noi intitolati Contenuti e Contenitori Web (CCW); questo tipo di corso ha unito BlendSpace a una serie di app per la produzione multimediale. Ma non solo; si è passati da contenitori semplici, come Storify, ai siti web, blog e Wikispaces.

In tutte queste ipotesi, la lezione è on line. Che sia rovesciata o si tratti di costruzione della conoscenza attraverso cooperative learning, tutto sta sul web, comprese le risorse che vengono aggregate dal web stesso, attingendo a OER prodotte da altri docenti.

Blendspace è attualmente lo strumento più performante. Questo spiega come mai tanti Edu Designer abbiano presentato la propria lezione rovesciata usando proprio questo ambiente. Blendspace permette di creare classi virtuali, alle quali gli studenti accedono in autonomia attraverso un codice di 4 lettere e le lezioni, sempre aggiornate, si assegnano letteralmente con un clic. La stessa lezione può essere inoltre assegnata a più classi e le interazioni prevedono quiz, gradimento e commenti,  e ovviamente le attività “social” appena indicate rimangono separate nel caso più classi condividano la stessa lezione. Per chi non l’abbia mai sperimentato, va subito precisato che basta poco più di un’ora per capire come usarlo come contenitore web e lo stesso tempo sarà necessario per capire lo sharing verso le classi, i colleghi o semplici visitatori. Un vero portento, ideale per chi va di fretta, così come per chi ancora non ha maturato  queste competenze. Non fatevelo sfuggire.

Per completezza, possiamo immaginare blendspace, analogamente ad un wiki, un blog, un sito, come spazio web in grado di ospitare documenti di qualunque tipo caricati o memorizzati nel cloud (dropbox e drive); può incorporare (embed) video, video ritoccati con edpuzzle, attività ludiche realizzate con Learning Apps o con Quizlet, mappe interattive, immagini parlanti … In sostanza tutto ciò che possiede un codice per l’embed può essere inserito in BlendSpace: Thinglink, Storybird, Storyboardthat, Geogebra, Educreations, PikToChart, Canva, Adobe Spark, Easelly, Infogram, Visally, GoAnimate,  PowToon, Questbase, Stupeflix, Thematic, tutto.

Sempre per chiarezza, dobbiamo segnalare che Blendspace a differenza degli altri ambienti web, si presenta attraverso tesserine numerate (automaticamente) navigabili in sequenza o andando direttamente a quella desiderata. La presenza della numerazione rende più immediata l’assegnazione di esercizi e percorsi, così come l’identificazione delle tile (per noi tessere) sulle quali si deve lavorare.

Un’idea in più… se i documenti in drive sono aperti per modifica a chiunque abbia i link, le tesserine si trasformano in materiali da costruire insieme,  sempre presenti ed aggiornate nell’intero percorso. Pensiamo ad un glossario da far comporre in progress agli studenti; immaginiamo di far riempire ai un foglio di calcolo i cui dati debbano essere ricercati nel web o calcolati da gruppi di lavoro. Al termine non ci sarà nessuna sintesi da fare, il documento è sempre stato uno solo, gestito in contemporanea da tutta la classe.

Un’ulteriore idea in più … se insegnate geografia, storia, lingue straniere o volete ripercorrere le tappe di un viaggio letterario, della vita di uno scienziato, situate il più possibile, portate cioè la classe “in situazione” immergendoli nei luoghi di cui parlate (il portare in situazione non è certo solo questo, ma anche questo sicuramente). Dedicate sempre una o più tile alla presenza di una street view che li conduca a Versailles oppure alle foci di un fiume; se è vero che il 50% del nostro cervello è coinvolto in elaborazioni visive, lasciate che navighino virtualmente tra le immagini a 360° fissando nella loro memoria le caratteristiche di un bosco, di una piazza, di un castello. L’essere “entrati” a Versailles li aiuterà a comprendere costumi e cultura, l’aver visto i sepolcri di Foscolo, Michelangelo e Galileo in Santa Croce a Firenze, li aiuterà a ricordarsi di queste pietre miliari della letteratura, dell’arte e della scienza.

I corsi validi per EduWeb Designer hanno visto anche contesti di web design più elaborati rispetto a blendspace. Google sites e Wikispaces sono stati i più gettonati negli ultimi due anni, con alcuni corsi sui Blog in precedenza, ed altri, recentissimi, su WordPress. Anche in questi contesti, i docenti sono stati sempre guidati attraverso esempi didattici, e conseguente messa in situazione, alla progettazione e sviluppo di lezioni, di interventi shared (condivisi) con gli studenti, con i colleghi. In particolare, i corsi su wikispaces puntavano alla scrittura collaborativa, alla condivisione delle fasi di scrittura, all’aggregazione di materiali didattici embedded. La flessibilità di sites ha di fatto reso possibile le stesse dinamiche, facendo nascere siti con indici, documenti e materiali multimediali di ogni genere. Lo spostamento verso i nuovi sites, come anticipato, ha reso assai più semplice la produzione di pagine, limitando l’upload i materiali, l’indice ed il sommario.

Molti Edu Designer hanno potuto cimentarsi con  classi virtuali vere e proprie, e non solo parziali come con Blendspace. I corsi frequentati sono stati sull’uso e le interazioni con la piattaforma EdModo. Classi, compiti, materiali didattici e, non ultima, la grande possibilità di interazione con la community che è cresciuta all’interno di EdModo stesso.  Un numero minore ha seguito invece corsi sulla sicuramente più potente piattaforma Moodle. Moodle, pur essendo davvero la più ricca e performante tra le piattaforma per FAD (formazione a distanza) gratuite, presenta sicuramente una inferiore elasticità nello sviluppo rispetto agli ambienti già discussi. In particolare, vi si sono avvicinati i docenti dei corsi per adulti, in base alle indicazioni ministeriali in merito.
Se posso concedermi una lettura confidenziale, sono tantissimi gli Edu Designer che prontamente aprono spazi web, condividono quanto fatto, seguono i seminari e si iscrivono ai gruppi di lavoro, usano sempre drive, rievocano nella propria professionalità esperienze di problem solving vissute in concomitanza delle laboriose fasi di relazione e consegna del lavoro conclusivo rispetto al percorso. Ogni volta, è una grande soddisfazione.

Modelli Metodologico-didattici

Vi siete mai imbattuti in quel simpatico video che vede un signore maturo alle prese con un iPad che utilizza come se fosse un tagliere? Ormai è trascorso un lustro dalla sua diffusione, ma la filosofia che mostra è ancora attualissima. Lo strumento non basta, bisogna saperlo usare. E neppure questo basta: per usare le potenzialità di uno strumento o di una metodologia è necessario comprenderle a fondo, intuirne la ricaduta, catturarne strategie possibili, indossare i panni dell’esploratore e, soprattutto, mettersi in gioco, sempre. Ci sono docenti che non tagliano le verdure usando l’ipad in dotazione al consiglio di classe ed agli studenti, però si limitano talvolta a compilare il registro on line, usare mail e navigazione per uso personale. Di didattica neanche a parlarne. Per fortuna, sono stata davvero molto fortunata, ho avuto anche colleghi straordinariamente attivi, curiosi e propositivi. Insisto: pronti a mettersi in gioco.

Aneddoti a parte, il percorso Edu Designer ha guidato i docenti a un uso consapevole e critico degli ambienti e delle app proposte ed esplorate durante i corsi. Forse anche questo non basta se non inserito in un contesto di effettivo e totale cambiamente del modo di fare lezione. Dal punto di vista della didattica, non tutto e non sempre si può rivisitare e stravolgere, tuttavia noi del progetto Edu Designer abbiamo provato ad introdurre le metodologie rovesciate, a portare sempre più al centro della didattica lo studente ed il cooperative learning. Lo studente al centro del processo di costruzione della conoscenza, la classe protagonista dei processi cognitivi e non semplici uditori.

Ci abbiamo provato, e ci stiamo provando, con corsi focalizzati sulla flipped classroom e gli EAS (Episodi di Apprendimento Situato). Intrinsecamente le metodologie di rovesciamento trattate ben si prestano alla peer education, al cooperative learning, spesso anche al challenge based learning. Dunque, nel presentare flipped classroom e EAS, abbiamo coinvolto varie tra le metodologie più in voga.

Come anticipato, i docenti in uscita dal percorso hanno consegnato una lezione rovesciata e lo hanno fatto redigendo lo storyboard del proprio intervento, dettagliando dinamiche ed indicando software, precisando punti di attenzione e spesso raccontando quali sono state le reazioni o i risultati ottenuti in classe.

Sperimentazioni sul campo

Tutti i docenti hanno dovuto sviluppare realmente la fase anticipatoria (attivazione per la flipped classroom e fase preparatoria per gli EAS). I colleghi hanno registrato brevi video con i dispositivi personali (BYOD) e li hanno montati; la quasi totalità ha registrato i video dal proprio schermo (screencasting), fornendo brevi spiegazioni, anticipazioni e elementi di supporto; quasi tutti hanno manipolato video, trovati in rete o auto prodotti, inserendovi precisazioni, quiz, attivando giochi durante la visione del video stesso. Ovunque nelle loro OER (Open Educational Resources) sono stati individuati momenti dedicati all’auto verifica della comprensione, all’attivazione del brainstorming: chi in modalità test, chi in modalità ludica, chi iniziando a chiedere ai ragazzi di produrre qualcosa ed appenderlo in un padlet. Alcuni colleghi si sono dati da fare con la realizzazione di cartoni animati, di fumetti, molti hanno creato mappe interattive e qualcuno  con google maps ha organizzato itinerari e tappe di un accadimento storico.

Tutti gli E.D., hanno proposto alle classe attività di messa a punto, di scoperta, di deduzione, di formulazione di ipotesi. Reduci dal propria e personale esperienza di rinnovamento e crescita delle competenze digitali, i colleghi hanno attivamente coinvolto i ragazzi, molti sono riusciti ad ottenere maggiore partecipazione, quasi sempre risultati migliori rispetto alla didattica frontale. Hanno imparato una regola fondamentale: valutare sempre l’attivazione di tutte le competenze coinvolte nella realizzazione di un artefatto digitale di sintesi: concorrono capacità decisionali, problem solving, competenze trasversali e digitali, studio e comprensione dell’argomento. Tutto deve essere considerato. Sanno che le verifiche tradizionali non sono scomparse, ma che ad esse va affiancato dell’altro che concorra alla formulazione del voto, se non addirittura che dia origine ad un voto.

Tutti hanno chiesto agli studenti di produrre artefatti digitali, hanno lanciato idee e proposte nuove, per lo meno nuove rispetto al solito powerpoint. Hanno fatto realizzare cartelloni digitali o infografiche di sintesi da dedicare a momenti pubblici o a momenti di confronto con le altre classi; hanno chiesto loro di creare giochi per fare tutti insieme una gara di grammatica o matematica; hanno fatto produrre video, studiare casi reali; hanno inventato situazioni che portassero lo studente a sentirsi davvero parte dell’elaborazione. Se qualcuno ha progettato di realizzare scenette in lingua, interviste a Dante, passaporti per personaggi della Storia, altri invece hanno fatto costruire ambienti (virtuali o in carta e cartone) per poi parlarne in lingua straniera. Qualcuno ha portato gli studenti in un luogo con street view e gli ha fatto poi creare una mappa da usare per la gita (vera o inventata). Ultimo, ma non certo per importanza, qualcuno ha aderito (e vinto) a concorsi, banditi da enti locali, per la promozione di una didattica attiva, partecipata ed associata al digitale.

In sostanza, tutti i docenti si sono applicati per inventare e confrontare le loro idee e strategie. Lo hanno fatto sorretti dal confronto con la community e con i docenti esperti che li accompagnavano; soprattutto, lo hanno fatto con enorme motivazione e soddisfazione. Questo basta a ripagare ogni sforzo fatto verso il cambiamento (nostro e della Scuola).

Edu Designer sta diventando un’opportunità anche per le altre realtà. Chi è interessato può scrivere direttamente ad info@edudesigner.it. Dall’omonimo sito, dal 1 giugno è possibile iscriversi ad un MOOC che, per la prima edizione, sarà gratuito.

L'Autore


Cristina Bralia
Sono una insegnante tecnico pratico di informatica gestionale, laureata in scienze della comunicazione. Da ragazza, avrei voluto fare la maestra per accompagnare alla scoperta del mondo le giovani menti. Eccomi oggi, insieme ai colleghi, a perfezionare percorsi di crescita nella scuola verso le ICT, la didattica capovolta, la comunicazione digitale, la realtà virtuale e l’insegnamento assistito dalle tecnologie. Ideatrice del progetto Edu Designer, madrina di vari modelli pedagogici di intervento formativo sulle tecnologie per la didattica. Da quattro anni sempre presente nella progettazione della formazione della provincia di Varese, sono docente coordinatore del Polo per la formazione digitale docenti, nonché referente provinciale PNSD.
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